Storia

Corsi in cima alla collina stringendo l’ancora polveroso involucro al petto, quasi volessi farlo entrare, anche fisicamente, nel mio cuore. Le stelle erano lì ad aspettare.
Quegli astri, che da sempre punteggiavano il pezzo di cielo che copriva, come un’accogliente co- perta, la vecchia cascina, erano le uniche luci che mi avevano riempito gli occhi nelle notti di veglia, ma che da quel momento la mia anima avrebbe voluto saper osservare con la semplicità e la purezza degli occhi di Nonna Bianca.
Quando si svuota un vecchio baule si inizia pensando che si riuscirà a terminare in fretta, ma quasi sempre ci si deve ricredere: affondando le mani negli oggetti accumulati, l’anima si tuffa nei ricordi, e la memoria diventa l’unico capitano del vascello delle emozioni. Quella volta, però, neppure essa riuscì a governare la barca che, naufragata nella lettura di alcune vecchie carte, si lasciò rapire da un’inevitabile dolcezza.
I fogli, avvolti con cura in un fazzoletto color avorio semplicemente ricamato, ed innocentemente legato con un nastro di raso, racchiudevano i ricordi di un’esistenza semplice, segnata da duri sacrifi- ci e da gioie genuine, scandita dall’orologio della vita contadina, accompagnata dall’alternarsi delle stagioni dell’uomo e della natura, e vissuta sapendo leggere i segni del cuore e del cielo.
La lettura del Diario di Nonna Bianca, affidatomi dal destino mentre sistemavo una delle stanze del casale in rovina, indicò al mio cuore il percorso da seguire: la cascina sarebbe tornata a vivere.
I ricordi di Nonna Bianca coprivano lo spazio di un anno, ed erano ricchi di annotazioni che trac- ciavano una mappa completa della vita contadina. Accanto al calendario delle feste, la saggia donna aveva riportato gli ingredienti di ricette culinarie e cure naturali, i tempi della semina e del raccolto di varie verdure, ma anche racconti ascoltati nei falò invernali, e leggende locali legate ad accadi- menti naturali e prodigiosi. Mi misi al lavoro quello stesso giorno; cominciai con ridipingere di bian- co tutte le pareti, per dare a quei muri la semplice pulizia di cui la Nonna era tanto fiera.
Organizzai mentalmente gli spazi interni ed esterni, cercando di trovare soluzioni che mediassero tradizione e modernità. Individuai nei piani sopra la cucina i locali che sarebbero stati destinati ad accogliere gli ospiti, le vecchie scuderie, invece, sarebbero diventate il luogo dove degustare le pie- tanze cucinate secondo le ricette del manoscritto. Di tutti gli altri spazi, invece, pensai che il tempo, e la continua rilettura del Diario, mi avrebbero consigliato la migliore destinazione d’uso. Tutto ciò nacque da un gesto di tenero amore che il Destino mi regalò, facendomi conoscere e riscoprire un universo di sensazioni che credevo perdute. E così nacquero una sala dove trovare un buon libro da legger di fronte al camino, una piccola bottega, un’area relax…
Ogni giorno questo amore si rinnova, con la semplicità e la certezza con cui ogni notte ci regala una nuova alba, ogni stagione dei nuovi frutti, ogni cuore un nuovo sorriso.
Questo amore riflette l’essenza di ognuno di noi che, specchiandosi nella nostra anima, ci incontra ad Eroma.